Allattamento nei bambini prematuri: ostacoli, diritti e strategie di supporto

Pubblicato il 5 gennaio 2026 alle ore 12:17

La nascita prematura è un evento imprevisto che travolge l’intera famiglia. Nessuno è preparato ad affrontare la complessità della terapia intensiva neonatale (TIN): un ambiente altamente tecnologico, indispensabile per la sopravvivenza del neonato, ma spesso ostile al contatto, all’intimità e al legame madre-bambino.

In questo contesto, l’allattamento al seno diventa una vera sfida: ostacolato dalle separazioni, da informazioni frammentarie e da prassi ospedaliere non sempre favorevoli.
Eppure, il latte materno è la migliore medicina possibile per un bambino prematuro: una terapia naturale, personalizzata e insostituibile.

Gli ostacoli ospedalieri all’allattamento

  • Separazione madre-bambino: l’incubatrice impedisce il contatto diretto, ritardando l’avvio dell’allattamento.

  • Ambiente ostile: luci, rumori, procedure invasive e spazi condivisi riducono la privacy.

  • Approccio diffidente: in molti reparti si ricorre subito a biberon e sondini senza tentare il seno.

  • Coinvolgimento dei genitori ancora limitato: mamma e papà non sempre vengono riconosciuti come parte integrante della cura.

  • Comunicazione e formazione da migliorare: a volte i genitori ricevono informazioni frammentarie o poco chiare, oppure incontrano approcci diversi tra operatori. Una comunicazione più omogenea e una formazione condivisa sull’allattamento nei prematuri potrebbero ridurre dubbi e aumentare la fiducia delle famiglie.

  • Barriere pratiche: mancanza di poltrone, orari rigidi, assenza di spazi accoglienti.

 

I bisogni fondamentali dei genitori

Per sentirsi parte della cura ed affrontare la TIN senza sentirsi "spettatori", mamma e papà hanno bisogno di:

  • informazioni chiare, coerenti ed aggiornate;

  • inclusione nelle cure quotidiane del bambino;

  • contatto pelle a pelle (kangaroo mother care) il prima possibile;

  • supporto empatico, senza giudizi né sensi di colpa;

  • assistenza individualizzata, rispettosa della loro storia e dei loro tempi.

 

Un aspetto spesso sottovalutato è che la nascita prematura interrompe il processo naturale di costruzione dell’identità genitoriale.
Normalmente, durante la gravidanza, mamma e papà maturano progressivamente la consapevolezza del loro nuovo ruolo.
Quando invece la gravidanza si interrompe prima del termine fisiologico, questo percorso rimane bruscamente sospeso: servono tempo, sostegno e graduale metabolizzazione per arrivare a sentirsi davvero genitori.

Alcuni vivono uno “scatto di consapevolezza” immediato, altri necessitano di settimane o mesi.
È fondamentale che il personale sanitario tenga conto di questa fragilità, evitando di escludere i genitori dalla cura e riconoscendo che la centralità del loro ruolo è parte integrante della terapia stessa.

Supporto alla madre nelle prime ore dopo il parto

La separazione precoce è inevitabile nei prematuri, ma le prime ore dopo il parto sono decisive.
Se la mamma non viene istruita subito sulla spremitura del latte, il rischio è che la produzione non parta o si riduca drasticamente.

È fondamentale che la madre riceva:

  • un tiralatte ospedaliero di qualità, preferibilmente a doppia estrazione;

  • la flangia della misura corretta, per evitare dolore e inefficacia;

  • istruzioni pratiche su come e quanto tirare, con quale frequenza e come conservare il latte;

  • incoraggiamento a iniziare entro la prima ora dal parto, o comunque entro le prime 6 ore.

 

Migliorare l’estrazione: il ruolo delle emozioni e della genitorialità

Estrarre il latte non è solo un gesto tecnico: è un modo concreto di prendersi cura del proprio bambino.
Sapere che il suo latte è terapeutico rafforza la competenza genitoriale e dà alla madre un ruolo attivo in un contesto che spesso la fa sentire spettatrice.

Alcuni gesti possono stimolare l’ossitocina e migliorare la produzione:

 

  • Preparare un ambiente favorevole, in cui ci si senta tranquille e in uno stato di comfort.

  • Ricevere un massaggio ossitocinico alla schiena da parte del partner o di una persona di riferimento.

  • Spremere il latte durante il contatto pelle a pelle.

  • Sedersi accanto all’incubatrice o vicino alla culletta.

  • Guardare una foto del bambino, ascoltare la sua voce o annusare i suoi vestitini.

 

Questi momenti rendono l’estrazione un rituale di connessione che sostiene il legame madre-bambino e riduce il senso di impotenza.

L’importanza del latte materno per i prematuri

Il latte della propria madre è molto più di un alimento: è una terapia biologica personalizzata.
In particolare il colostro:

  • protegge da infezioni ed enterocolite necrotizzante (NEC);

  • migliora la digeribilità e accelera la maturazione intestinale;

  • arricchisce il microbiota;

  • sostiene lo sviluppo cognitivo e retinico;

  • stabilizza temperatura e frequenza respiratoria, soprattutto con il pelle a pelle;

  • favorisce la più rapida ripresa del peso alla nascita;

  • riduce la durata della nutrizione parenterale;

  • migliora la maturazione enzimatica, ormonale e la motilità intestinale.

Nei prematuri, più vulnerabili per riserve energetiche ridotte e rischio di ipotermia/ipoglicemia, il latte materno è davvero la prima medicina.

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La suzione non nutritiva: un ponte verso il seno

Quando il neonato non è ancora pronto per l’allattamento diretto, la suzione non nutritiva (SNN) diventa un prezioso alleato.

Benefici fisiologici

  • riduce la durata della degenza ospedaliera;

  • associa la suzione alla sazietà, facilitando il passaggio al seno;

  • migliora ossigenazione, utilizzo del glucosio e digestione.

Benefici comportamentali

  • favorisce autoregolazione e comodità;

  • riduce il consumo energetico;

  • aumenta la vigilanza e la capacità di coordinazione.

Benefici neurologici

  • accelera la maturazione del riflesso di suzione;

  • allevia il dolore durante le procedure invasive;

  • permette un più rapido passaggio all’alimentazione orale;

  • previene la perdita del riflesso di suzione;

  • migliora l’aumento di peso.

Modalità di suzione non nutritiva

  • Seno vuoto della madre: la scelta migliore, per stimolare la lattazione e rafforzare il legame. La mamma può svuotare il seno prima di raggiungere il bambino in TIN.

  • Dito pulito della madre: utile quando il seno non è disponibile.

  • Ciuccio: lo strumento più usato nelle TIN, ma deve essere specifico per prematuri.
    Può essere introdotto anche in neonati sotto 1,5 kg o sotto le 32 settimane, sempre in modo individualizzato.
    È particolarmente utile:

    • durante procedure dolorose;

    • per la gestione dello stress;

    • durante la nutrizione con sondino, per associare la suzione alla sazietà.

Non va mai utilizzato con soluzioni zuccherine, salvo in protocolli specifici di prevenzione del dolore.
Fondamentale garantirne sempre la pulizia e disinfezione.

La transizione al seno: un percorso graduale

Molti prematuri iniziano l’alimentazione con sondino o supplementatori, ma la transizione al seno deve essere una priorità.

  • Il momento dipende dalle condizioni cliniche del bambino: stabilità respiratoria, forza e coordinazione.

  • Esistono scale di valutazione usate dagli operatori per stabilire quando tentare il primo attacco.

  • Le mamme possono chiedere con fiducia: “Quando possiamo provare ad attaccarlo al seno?”

L’avvio precoce, se possibile, è cruciale perché:

  • la suzione diretta al seno è la stimolazione più efficace per la produzione di latte;

  • migliora la qualità dell’alimentazione e l’esperienza del bambino;

  • rafforza il legame madre-figlio;

  • riduce la necessità di ausili a lungo termine.

Il seno non è solo nutrimento, ma anche la migliore “terapia riabilitativa” per il prematuro.

Family-Centered Care: la forza del coinvolgimento

Le cure centrate sulla famiglia (Family-Centered Care) rappresentano un modello in cui i genitori non sono visitatori, ma parte integrante della cura.

Quando mamma e papà sono coinvolti:

  • il bambino riposa meglio e questo favorisce lo sviluppo cerebrale;

  • si riduce la sovrastimolazione sensoriale e il fabbisogno di ossigeno;

  • si anticipa l’inizio dell’allattamento diretto;

  • migliora l’aumento di peso;

  • diminuisce il rischio di infezioni e la durata della degenza;

  • si ottengono migliori risultati medici e neurologici.

Per i genitori, significa:

  • sentirsi competenti e utili;

  • facilitare l’autoregolazione del bambino;

  • costruire un’identità genitoriale positiva e resiliente.

Ovviamente, l’assistenza deve essere sempre individualizzata in base alle condizioni del bambino e alle caratteristiche della famiglia.

La dimissione: un passaggio delicato

L’uscita dalla TIN è una conquista attesa, ma anche un momento di fragilità per i genitori, che spesso si sentono impreparati ad assumersi da soli la piena responsabilità del neonato.
Per affrontare questa fase in modo più sereno servono:

  • continuità di supporto all’allattamento (consulenti, gruppi di sostegno);

  • monitoraggio della crescita, senza pressioni né sensi di colpa;

  • incoraggiamento a proseguire l’allattamento, esclusivo quando possibile;

  • supporto psicologico per elaborare lo stress vissuto.

In alcune realtà italiane (ad esempio l’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, il Policlinico di Milano – Clinica Mangiagalli, e l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano) è stata introdotta la Family Room: uno spazio dedicato in cui i genitori, nei giorni precedenti la dimissione, vivono insieme al neonato in un ambiente protetto ma autonomo, come una sorta di “prova generale” del ritorno a casa.
Questa iniziativa, ancora non diffusa in tutte le TIN, si è rivelata preziosa per aumentare la competenza genitoriale, ridurre l’ansia e rafforzare la fiducia nel prendersi cura del bambino una volta fuori dall’ospedale.

Allattare in situazioni difficili non è sempre scontato

Non tutte le madri con un bambino ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale riescono ad allattare, e questo non rappresenta un fallimento.
La pressione psicologica, lo stress, la paura e la fatica emotiva possono rendere il carico mentale insostenibile, interferendo con l’avvio o il mantenimento dell’allattamento.
Va bene così.
Ogni esperienza è unica e ogni madre fa il meglio che può nelle condizioni in cui si trova.

Spesso, tuttavia, le difficoltà legate all’allattamento non dipendono da una mancanza di volontà o di capacità, ma dall’assenza di un adeguato supporto pratico, emotivo e psicologico. Il sostegno non deve arrivare solo dall’interno: se senti il desiderio di proteggere il tuo allattamento ma non stai ricevendo l’aiuto di cui hai bisogno, rivolgerti a una consulente IBCLC può fare la differenza in un percorso tanto particolare quanto delicato (se lo desideri, puoi contattare anche me QUI).
E se invece senti di non farcela, va bene lo stesso: stare vicino al tuo bambino, offrirgli contatto pelle a pelle, presenza e accudimento ogni volta che puoi è già una forma profonda di nutrimento.
Perché prendersi cura non significa fare tutto ed essere perfetti, ma esserci.

Conclusione

La prematurità è un percorso difficile, ma il sostegno all’allattamento e il coinvolgimento attivo dei genitori possono trasformarlo in un’esperienza di forza e di crescita.
Il latte materno è la prima medicina, la suzione è il ponte naturale verso il futuro, e la presenza dei genitori in TIN non è un accessorio: è parte integrante della cura e dello sviluppo del bambino.

Scritto da Francesca Romana Filotei
Infermiera pediatrica, IBCLC, consulente del sonno e babywearing

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