La Terapia Intensiva Neonatale (TIN) è un luogo indispensabile per la sopravvivenza dei bambini prematuri, ma allo stesso tempo può rappresentare un ambiente altamente stressogeno.
Luci artificiali, rumori costanti, monitor che suonano, interventi medici frequenti: per un neonato fragile e immaturo, tutto questo può diventare un vero ostacolo al benessere e allo sviluppo.
I prematuri hanno capacità limitate di gestire gli stimoli esterni (e interni), e quando questi sono eccessivi rischiano di compromettere non solo il loro equilibrio biologico, ma anche l’acquisizione di competenze fondamentali come l’alimentazione autonoma.
Un ambiente di stimoli costanti
Il neonato in TIN si trova a vivere:
-
il rumore dei monitor e dei respiratori;
-
le luci accese 24 ore su 24;
-
l’apertura e la chiusura frequente degli oblò dell’incubatrice;
-
il contatto con superfici rigide invece che con l’ambiente contenitivo del grembo materno;
-
interventi continui come prelievi, terapie, igiene, procedure mediche;
-
voci e conversazioni degli operatori che spesso non considerano la fragilità del piccolo paziente.
Le linee guida internazionali raccomandano di non superare i 45 dB di rumore, ma nelle TIN i livelli registrati arrivano spesso a 70–90 dB, equivalenti a un traffico intenso.
Per quanto riguarda la luce, i neonati prematuri non dovrebbero essere esposti a più di 20–50 lux, ma nelle TIN i valori si attestano frequentemente tra 100 e 200 lux.
Rumori e luci eccessivi alterano il sonno, aumentano il consumo di ossigeno, rendono instabili le funzioni vitali e ostacolano lo sviluppo neurologico. Anche semplici gesti come parlare vicino all’incubatrice o toccare il bambino senza attenzione possono diventare eventi stressogeni.
Il ruolo della cultura di cura
In Italia la qualità dell’assistenza in TIN varia molto da una realtà all’altra: ci sono reparti in cui il rispetto del neonato e il riavvicinamento madre-bambino è una priorità e altri in cui, purtroppo, prevale un approccio più “interventista” e centrato quasi esclusivamente sul bambino come paziente.
Un esempio positivo è rappresentato dagli ospedali certificati come Baby Friendly Hospital Initiative (BFHI), un programma promosso da OMS e UNICEF che riconosce quelle strutture che rispettano i “Dieci Passi per un allattamento di successo”.
Tra i requisiti ci sono:
-
la promozione dell’allattamento esclusivo al seno;
-
il supporto concreto alle madri nell’avvio precoce della lattazione;
-
la riduzione dell’uso di biberon e tettarelle se non strettamente necessario;
-
il contatto pelle a pelle e la vicinanza madre-bambino come standard di cura.
Questa certificazione è fondamentale perché garantisce un approccio centrato non solo sulla salute fisica del neonato, ma anche sul benessere emotivo e relazionale della diade madre-bambino.
In Italia, però, gli ospedali BFHI sono ancora pochi e concentrati soprattutto nel Nord Italia.
Questo significa che l’esperienza dei genitori di un prematuro può variare moltissimo da Regione a Regione e da reparto a reparto, creando forti disuguaglianze nell’accesso a cure rispettose e centrate sulla famiglia.
Il ruolo della cultura di cura — intesa come filosofia condivisa dall’équipe sanitaria e guidata dal coordinatore e dal primario — diventa quindi decisivo: può trasformare una TIN in un ambiente accogliente e attento, oppure lasciarla un luogo freddo e tecnico, dove i genitori rischiano di sentirsi esclusi, con ripercussioni sulla salute del bambino, sul benessere della madre e sull’integrità familiare, oltre che sulla percezione delle competenze genitoriali.
Gentle Handling: l’arte del prendersi cura con delicatezza
Molti operatori in TIN sono formati all’azione rapida, all’intervento immediato: una mentalità indispensabile in emergenza, ma che rischia di trasformarsi in un automatismo anche quando non è necessario.
Eppure, per i prematuri, spesso la cosa più importante non è fare di più, ma fare meglio, con meno:
-
ridurre la frequenza degli interventi;
-
osservare attentamente i segnali del neonato;
-
modulare la voce, i gesti e i tempi;
-
lavorare con gentilezza e sensibilità.
Il cosiddetto Gentle Handling è questo: un approccio che mette al centro la delicatezza, l’ascolto e la capacità di “fare economia dei gesti”. Ogni azione deve essere pensata, utile, non invasiva, evitando stimoli superflui.
Un nido dentro l’incubatrice
Per ridurre lo stress del prematuro, è possibile ricreare intorno a lui un ambiente più simile al grembo materno:
-
avvolgerlo in supporti morbidi che simulano il contenimento uterino;
-
garantire posture stabili e confortevoli;
-
schermare luci e rumori;
-
rispettare i cicli di sonno e veglia;
-
ridurre al minimo gli interventi non necessari.
Questo approccio, che mira a trasformare l’incubatrice in un vero e proprio nido protettivo, si ispira al modello NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program).
NIDCAP: cure individualizzate per lo sviluppo
Il NIDCAP è un approccio assistenziale che si basa sull’osservazione attenta dei segnali del neonato per adattare ogni gesto e ogni stimolo alle sue capacità e ai suoi bisogni.
I suoi obiettivi principali sono:
-
ridurre lo stress derivante da luci, rumori e manipolazioni;
-
favorire la maturazione neurologica e lo sviluppo cerebrale;
-
sostenere il sonno e i ritmi fisiologici;
-
migliorare la stabilità cardiorespiratoria;
-
promuovere il coinvolgimento precoce dei genitori nelle cure quotidiane.
Gli studi mostrano che il NIDCAP è associato a migliori esiti neurologici e cognitivi, a una più rapida dimissione e a una maggiore soddisfazione dei genitori.
Insegnando a “leggere” il linguaggio del neonato (movimenti, respiro, colore, segnali di stress o benessere), il NIDCAP trasforma l’assistenza: da standardizzata e tecnica, a individualizzata, rispettosa e centrata sulla famiglia.
Il NIDCAP è stato sviluppato negli anni ’80 dalla dottoressa Heidelise Als, neuropsicologa infantile di Harvard (Boston, USA). Per la prima volta venne applicato proprio nei reparti di terapia intensiva neonatale americani, con l’obiettivo di ridurre lo stress dei prematuri e migliorare lo sviluppo neurologico attraverso un’assistenza basata sull’osservazione dei segnali del bambino.
Dagli Stati Uniti, il programma si è diffuso progressivamente in Europa e nel resto del mondo.
In Italia, il NIDCAP è stato introdotto negli anni 2000 in alcune TIN pionieristiche del Nord, ed è oggi applicato in diversi ospedali, anche se non in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
La sua diffusione è in crescita, grazie a una rete di professionisti formati che promuovono un approccio più umano e rispettoso ai bisogni del neonato e della sua famiglia.
Non devi affrontare tutto da sola!
Nella newsletter Nascere genitori condivido contenuti pensati per accompagnare i genitori anche nei percorsi più complessi, con uno sguardo gentile e rispettoso.
Una mail al mese, niente spam nè pressioni.
La Famiglia al centro - Family Centered Care
La Family-Centred Care (FCC) è un modello assistenziale che pone la famiglia al centro del percorso di cura, riconoscendo i genitori come partner attivi del team sanitario nella Terapia Intensiva Neonatale.
Le decisioni e la presa in carico del neonato sono condivisi.
Questo approccio si fonda sulla condivisione delle informazioni, sul rispetto dei ruoli genitoriali e sulla partecipazione alle decisioni assistenziali.
Un genitore coinvolto e partecipe fin dalla nascita sviluppa una maggiore sicurezza e fiducia nelle proprie capacità, rafforza la relazione con il bambino e con il proprio ruolo genitoriale, migliora le competenze di accudimento e sperimenta una significativa riduzione dei livelli di stress.
L’applicazione della FCC nelle TIN è supportata da evidenze scientifiche che dimostrano un miglioramento degli esiti clinici e di sviluppo del neonato, una riduzione dello stress genitoriale e una maggiore continuità delle cure durante e dopo il ricovero.
Kangaroo Care
La perdita più significativa che il neonato sperimenta alla nascita, soprattutto in caso di prematurità o ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, è la separazione dal sistema in cui si stava sviluppando: il corpo materno.
Il corpo della madre rappresenta infatti il primo e più potente sistema di regolazione del neonato, in grado di modulare temperatura, ritmo cardiaco, respirazione, stress e organizzazione comportamentale.
Riportare al centro dell’assistenza l’unità madre–bambino, intesa come una diade biologica e relazionale inseparabile, costituisce uno degli obiettivi fondamentali e futuri dell’assistenza in TIN.
In questo contesto, la Kangaroo Care si configura come una modalità assistenziale basata sul contatto pelle-a-pelle precoce, continuo e prolungato tra il neonato e il genitore, capace di favorire la stabilità fisiologica, la regolazione comportamentale e il legame affettivo, sostenendo al contempo l’allattamento e riducendo lo stress neonatale e genitoriale.
Conclusione
Le TIN hanno fatto enormi passi avanti nella cura dei neonati prematuri, ma la sfida oggi è trasformarle in ambienti davvero umani, dove ogni gesto sia calibrato sul benessere e sullo sviluppo del bambino e della sua famiglia.
Approcci come il Gentle Handling, il NIDCAP e la cultura di cura centrata sulla famiglia mostrano la strada: ridurre lo stress, rispettare i tempi del neonato, coinvolgere attivamente i genitori.
Ma il futuro potrebbe andare ancora oltre: immaginare reparti in cui non ci sia più alcuna separazione tra madre e bambino. Dove la madre stessa diventa il luogo di cura del figlio, 24 ore su 24, e la figura materna non sia più “ospite” ma parte integrante della terapia.
Un reparto unico, in cui la tecnologia si mette al servizio della natura e non il contrario, e dove la competenza medica si intreccia con la potenza del legame madre-bambino.
Un futuro che, passo dopo passo, non è utopia, ma una direzione possibile e necessaria.
Scritto da Francesca Romana Filotei
Infermiera pediatrica, IBCLC, consulente del sonno e babywearing
Bibliografia
-
Almadhoob A., et al. (2020) – Sound levels in NICUs often exceed the 45 dB maximum recommended by the American Academy of Pediatrics
π Leggi su PubMed Central -
Mayhew K.J., et al. (2022) – In a Level III NICU, average sound levels during day, evening, and night shifts were ~83 dB, doppio rispetto al limite raccomandato
π Leggi su PubMed Central -
Rossi S. (2025) – Studio pilota in Italia mostra correlazione tra aumento dei decibel e tachicardia nei neonati
π Leggi su MDPI -
Das S., et al. (2023) – Suggerimenti AAP: livello sonoro medio (Leq) di 45 dB, L_max di 60 dB e L10 non oltre i 50 dB
π Leggi su EPAG -
Rangaswamy D.R., et al. (2024) – Rumori costanti nella NICU provocano alterazioni cardiovascolari e sviluppo uditivo; la riduzione del rumore migliora gli esiti
π Leggi su WJGNET -
NIDCAP Federation International (2025) – Il NIDCAP, ideato nel 1984 da Heidelise Als, è un modello di cura neonatale evidence-based e centrato sulla famiglia
π Leggi su NIDCAP.org -
NIDCAP Federation (2025) – Heidelise Als (1940–2022), fondatrice del NIDCAP e direttrice del National NIDCAP Training Center
π Leggi sul Developmental Observer -
Als H. – The Birth of NIDCAP: A Personal Journey – Storia della nascita del programma negli anni ’80 a Boston (USA)
π Leggi su NIDCAP.org - World Health Organization (OMS). Kangaroo mother care: implementation guide. Geneva: World Health Organization; 2023.
ππ» Leggi su WHO - Ramezani T, Hadian Shirazi Z, Sabet Sarvestani R, Moattari M. Family-centered care in neonatal intensive care unit: a concept analysis. Int J Community Based Nurs Midwifery. 2014;2(4):268–278. PMID:25349870.
ππ»Leggi su JOGH
Aggiungi commento
Commenti